L’identità minima
Franco Romeo

Identità, un termine di grande precisione matematica, come relazione di esatta uguaglianza o coincidenza.
Deriva etimologicamente dal termine latino idem che vuol dire lo stesso, il medesimo.
L’identità è uno dei principi fondamentali della logica, esprimendo l’eguaglianza di due elementi.
L’attributo minima ci permette di entrare nella particolare relazione tra chi appartiene all’Ordine dei Minimi ed il fondatore dell’Ordine stesso, relazione che è unica e tale da costituire uno specifico nella Chiesa.
Dio chiama Francesco da Paola per una missione specifica, offrendogli un dono particolare il carisma penitenziale della conversione; Francesco risponde liberamente e addita alla Chiesa un modo particolare di seguire Cristo, che consiste nell’accettare, ciascuno nel proprio stato , “la radicalità evangelica che non si accontenta di un’onestà naturale, ma comporta scelte coraggiose non di rado contrastanti con il comune sentire”[1].
Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza ma non in fotocopia.
Ciascuno è originale e per ciascuno Dio ha un suo progetto specifico. Ma l’avere risposto ad una chiamata particolare di condivisione del dono offerto a Francesco è indispensabile che ciascuno si accosti a quel modello di santità in una tensione che lo porti all’imitazione spirituale, cioè a vivere esperienze nuove, in uno stato di vita diverso di quello di Francesco, ma secondo il suo spirito o meglio secondo quanto lo Spirito lo ha ispirato.
Soffermandoci brevemente sulla personalità e santità di Francesco [2] vediamo che era fondamentalmente un ottimista, scommetteva sempre sulla speranza e sul bene, confidando nella bontà fondamentale dell’uomo e nella sua capacità di cambiamento, accoglieva, ascoltava, consolava, confortava, era generoso, disponibile, servizievole, sapeva intrattenere rapporti di vera amicizia, era uomo deciso, autorevole, coraggioso, coerente, una guida esperta e saggia, radicato nella storia, non estraneandosi dai problemi del suo tempo. Sue virtù sono l’umiltà, la pazienza, la carità.
Aspetti del suo carisma personale di uomo penitente sono la vita eremitica, la grotta, la povertà, l’ascesi fisica.
E’ apostolo di conversione. Si lascia guidare sempre e solo dallo Spirito.
Ripropone alla Chiesa l’esperienza dei Padri del deserto come segno concreto di impegno di consacrazione e di fedeltà al Signore.
Si delinea così il carisma di fondazione dell’Ordine: la conversione
Il catechismo degli Adulti La verità vi farà liberi distingue la conversione fondamentale che avviene solo in connessione con il sacramento della riconciliazione (930) dalla conversione continua, che determina un processo dinamico e permanente che dura per tutta l’esistenza esigendo un passaggio continuo dalla vita secondo la carne alla vita secondo lo Spirito (932). E’ un cammino faticoso e lento , che conosce crisi, ritardi e ricadute (933)
La virtù della penitenza è un esercizio continuo di purificazione ( digiuni, astinenze, mortificazioni), dominio di sé (controllo della propria volontà e delle proprie affettività per orientarle al bene) .
“Austero con se stesso, Francesco era generoso ed accondiscende con tutti gli altri e in particolare di specchiata prudenza in tutte le sue azioni.
Era benigno e servizievole con tutti sia con i secolari che con i suoi stessi religiosi. ...Affettuosamente paterno e tutto benigno era con gli umili ed i pentiti. Cercava di scusare i colpevoli...richiamava gli ostinati con parole dolci ed altri buoni espedienti....Amava quelli che lo perseguitavano...Non parlava mai male di nessuno. Odiava il vizio di tagliare i panni addosso, ed allontanava i maldicenti.
In tutte le sue azioni aveva sempre sulle labbra la parola carità, dicendo: :”Facciamo per carità, andiamo per carità”. Francesco di Paola indica una via la vittoria su se stesso, su quel nemico implacabile che è dentro di noi.
Occultò la sua personalità, la rimpicciolì per nascondere la potenza dei suoi prodigi, per insegnare come di tutto siamo debitori al Signore: di ogni bene, di ogni gioia, essendone Lui la prima unica fonte.
Francesco s’avvide che bisognava moderare e soggiogare la materia per renderla docile alla volontà, pronta ai bisogni dello spirito.
Il voto della vita quaresimale perpetua che impone ai suoi religiosi si traduce per i terziari nell’esortazione a non seguire le pubbliche mondanità, ad aborrire anche le vanità del mondo, gli onori, la rinomanza, il fasto di questo mondo caduco, la sua gloria e le sue ricchezze periture.
Un carisma che le attuali costituzioni del Terzo Ordine riassumono nel primato di Dio, nell’umiltà della mente, del cuore e della vita, nella carità verso i fratelli con impegno operoso, che come afferma la bozza delle nuove Costituzioni imita e ripropone l’accoglienza amorevole e la compassione solidale che ha caratterizzato la penitenza del Fondatore.
Essere terziari minimo significa essere impegnato in un processo austero di ascesi sempre aperto all’accoglienza del Vangelo della Carità .
Fuggirete tutto ciò che uccide il proprio simile. ... pronti ad osservare la dottrina evangelica cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e col gusto proprio delle cose celesti, scioglierete a Dio canti di lode per tutti i benefici che vi ha elargiti. .....Felici, senza dubbio, coloro che si studiano di avere una vita virtuosa piuttosto che longeva e la coscienza monda piuttosto che la cassa piena di quattrini[3]
Digiuno, preghiera, opere di misericordia sono nel carisma minimo un’unità inscindibile e di questo tutti ne dobbiamo prendere coscienza Guardando Cristo, che ci ha amato ed ha dato la vita per noi (Gal 2,20) i terziari minimi sono chiamati in modo particolare ad entrare nella logica divina del dono di sé.
Questa logica va oltre l’elemosina e l’assistenzialismo per creare cultura della gratuità, della condivisione, del bene comune da anteporre a quello personale.
Tutti assistiamo al declino del senso della legalità, alla schiavitù del consumismo.
Il carisma minimo, con la sua proposta di una vita sobria, si presenta come una vocazione alla liberazione per sperimentare la dimensione spirituale perché ciascuno sappia valorizzare il proprio capitale umano da far fruttare in una logica di responsabilità individuale e di bene comune.

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[1] Giovanni Paolo II, Messaggio al Movimento Laicale dei Terziari Minimi, 1 maggio 2001, n. 2
[2] Giuseppe Fiorini Morosini “Il Carisma penitenziale di S. Francesco di Paola e dell’Ordine dei minimi”.
[3] Dalla Regola del Terzo Odine dei Minimi